Turismo

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EDIFICI DI INTERESSE STORICO:

Nei pressi del complesso sono visibili oggi le mura perimetrali della cappella dei Conti Doglio di Torre Uzzone ed il Comune ha avuto cura di restaurare e conservare l'area del cimitero storico. Non lontano, nella località Chiamboirano (Cjambujràn), sono ancora visibili tracce di quella che fu, forse, l'antica Torre d'Uzzone (considerando il dialetto locale : Tor d'Izòn).

All'interno vi è presente una pala d'altare del XVII secolo raffigurante San Colombano e Sant'Irnerio di Chartres;

Altra cappella campestre è di San Martino di Tours (originaria parrocchiale con affresco absidale che raffigura il Vescovo Martino e San Francesco d'Assisi (o forse il Beato Guglielmo Rubone di Cortemilia) e ancora San Rocco nel territorio di Gorrino e la cappella, di fattura barocca, del Palazzo di Porcavio. A Piansoave, uno dei luoghi più ameni del territorio, è ancora presente la piccola chiesa borghigiana di San Giacomo, officiata regolarmente sino a tempi recenti. Piloni ed edicole devozionali punteggiano peraltro tutto il territorio del Comune.

LE LAPIDI ROMANE

Merita particolare attenzione la lastra marmorea (lapide) attualmente murata nella cappella a destra dell'entrata nel Santuario del Todocco. Le dimensioni, in cm., sono di circa 80 di altezza per 60 di larghezza, e lo spessore di circa 20/25. Il materiale è un pregiato marmo bianco con venature e ombre grigio/bruno. Si presenta come la parte superiore di una più alta stele funeraria (o celebrativa), separata dal resto o per accidentale frattura, successivamente corretta con una scalpellatura per rendere il lato inferiore ortogonale al lato verticale, o volontariamente separata da una lastra intera per scelte di cui sfugge la ragione. La lastra è divisa in 4 registri, i primi tre racchiusi in una sobria cornice lineare modanata.. Nel primo, che è quanto rimane dell’originaria più estesa epigrafe, compare in caratteri regolari ed eleganti la scritta L.MARIUS, col punto di separazione tra la “L” e la “M” che non interrompe, come di consueto nell’epigrafia classica, la continuità del testo. Nel registro immediatamente superiore, la lupa che allatta Romolo e Remo.

L'animale ha una postura molto dinamica con le zampe allungate verso l’esterno (è visibile solo la posteriore sinistra), la testa rivolta verso i poppanti con le orecchie abbassate e la dentatura in evidenza, quasi in aggressivo gesto di difesa.

L'esecuzione del gruppo, nonostante una certa erosione presente su tutta la lastra, è molto accurata: le zampe della lupa sono ben modellate, con tendini e muscoli in evidenza così come la testa ed il corpo su cui si leggono bene le costole e le mammelle rigonfie, osservando che per le zampe e per la dentatura si è fatto uso del trapano, strumento dei marmorari per produrre piccole cavità, riccioli etc.. Le figurine dei due poppanti ignudi sono un poco corrose: in posizione opposta, schiena contro schiena, appoggiano un braccio a terra e tendono simmetricamente l'altro al ventre della nutrice. Tra i due è stato praticato, in secoli passati (i margini sono corrosi come il resto), un foro irregolare e passante, forse per inserirvi il cannello d’una fontana. Il terzo registro, a forma di timpano, contiene al centro un’ara dove posa un globo a cui tendono in postura rampante due Capricorni, con capo, tronco e zampe anteriori caprine, benché dotate di pinne calligraficamente definite, e corpo che termina con coda di pesce trilobata. Sui lati obliqui del timpano giacciono due leoni, in posizione speculare e simmetrica pur in presenza di piccoli particolari diversi. I leoni, che volgono la testa poderosa verso l’osservatore, afferrano con una zampa una testa d’ariete.

La lastra è stata murata all’interno dell’edificio in tempi relativamente recenti, da 15/20 anni, dopo essere stata trasportata al Santuario dall’area dell’antica parrocchiale di Torre Uzzone. Qui era rimasta, a memoria di diverse generazioni, semplicemente addossata ad un muro esterno della chiesa, oggetto di curiosità storica e di qualche visita di studiosi e fotografi, ma senza che su di essa venisse mai attuato un progetto di recupero di analisi storico-archeologica.. Lucio Mario? Nella storia romana compaiono, con rango consolare, due personaggi con questo nome: Lucio Mario Massimo Perpetuo Aureliano, più semplicemente noto come Mario Massimo, (latino: Lucius Marius Maximus Perpetuus Aurelianus; 158/160 circa – 230), che fu un senatore e uno storico non del tutto secondario dell'Impero romano, e suo figlio Lucio Mario Massimo (latino: Lucius Marius Maximus) anch’egli senatore e console nel 232 d.C. Il primo, come console ebbe diversi incarichi di governatore, compresi quelli della Gallia Lugdunense (Lione) e della Germania Inferiore, e servì al tempo degli imperatori Commodo, Settimio Severo, Caracalla e Macrino. Il secondo fu console nel periodo imperiale di Severo Alessandro. La lapide potrebbe essere celebrativa o addirittura funeraria di uno di questi personaggi e quindi risalire al III secolo d.C., epoca con la quale alcuni elementi compositivi e lo stile raffinato potrebbero essere compatibili? Nella storia di Roma ve ne furono quasi sicuramentre altri con questo nome, anche se non molti con il rango che la lapide testimonia. Inoltre sui motivi per cui il manufatto sarebbe pervenuto a Torre Uzzone – non ha alcun remoto fondamento la congettura che lì fosse stata eretta la stele e tanto meno prodotta – ogni ipotesi rischia di parere troppo fantasiosa. La più “umile” è che quel bel pezzo di marmo scolpito, anche se malamente forato, sia stato acquistato o rubato in qualche luogo più ricco e denso di vestigia storiche, fors’anche della Gallia Lugdunense, e poi per le meravigliose vicissitudini che spesso segnano la vita delle cose belle, sia arrivato a Torre Uzzone o dintorni, nelle mani di alcuni dei feudatari locali e lì, prima ,chissà come utilizzato, poi abbandonato e quasi dimenticato. Per concludere,si rammenta la pia ipotesi che la lapide abbia anche potuto far parte posticcia di un sepolcro marchionale: LMARIUS come Laeta Marchionis Anima Requiescat In pace, Vita Soluta (Lieta l’anima del marchese riposi, a vita conclusa).

In regione Piovero un'altra antica lapide romana è murata in un edificio rurale (Cascina di Piovero Sottano) nella campagna prospiciente la Valle Uzzone.